18 dicembre: Giornata di azione globale contro il razzismo e per i diritti dei migranti, rifugiati e sfollati

18 dicembre 2015

Oggi, 18 dicembre, è la Giornata di azione globale contro il razzismo e per i diritti dei migranti, rifugiati e sfollati, decisa al Forum mondiale delle migrazioni realizzato a Dakar, in Senegal, e a cui parteciparono associazioni di migranti e organizzazioni che si battono per i loro diritti provenienti da tutto il mondo. La data non è scelta a caso, il 18 dicembre del 1990, infatti, le Nazioni unite adottarono la Convenzione per i diritti dei lavoratori migranti e le loro famiglie.

In molte città l’Arci organizza iniziative di sensibilizzazione, informazione e denuncia. Troppi sono ancora gli episodi di razzismo e di discriminazione anche a livello istituzionale. Come altro definire, infatti, la scelta di erigere muri e barriere di filo spinato nel cuore del nostro continente per fermare rifugiati e migranti? O la procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea contro l’Italia accusata di non fare abbastanza per costringere alla registrazione chi arriva nel nostro paese, con l’invito esplicito a fare uso della forza pur di ottenere questo obiettivo.  Intanto  negli occhi abbiamo ancora le immagini dei profughi – e fra loro tanti bambini – morti in mare o nel tentativo di superare le barriere alle frontiere.

Si lavora all’apertura di hotspot,  dove i nuovi arrivati dovrebbero essere registrati e divisi tra richiedenti asilo e migranti economici, questi ultimi da rispedire nel paese di provenienza, mentre non si investe per migliorare un sistema d’accoglienza spesso indegno di un paese civile.

E dopo gli atti terroristici che hanno colpito l’Europa, le inasprite politiche securitarie andranno a colpire in primo luogo proprio chi, rischiando la vita, tenta di raggiungere il nostro continente per chiedere protezione da violenze e persecuzioni.

Da parte nostra, le iniziative che promuoveremo avranno una  parola d’ordine comune a tutte le organizzazioni europee che per quella giornata si mobiliteranno: state of solidarity, stato di solidarietà e non di emergenza!

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La Commissione europea chiede all’Italia di usare la forza contro i migranti

17 dicembre 2015

A pochi giorni dalla Giornata mondiale per i diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie, e mentre negli occhi abbiamo ancora le immagini dei profughi – e fra loro tanti bambini – morti in mare o fermati brutalmente alle frontiere da muri e barriere di filo spinato, un rapporto della Commissione europea accusa l’Italia di non fare abbastanza in relazione alla registrazione dei migranti, tanto da meritarsi l’apertura di una procedura di infrazione.

Secondo il rapporto, l’Italia è in ritardo nell’apertura degli hotspot, dove i nuovi arrivati dovrebbero essere registrati e divisi tra richiedenti asilo e migranti economici, questi ultimi da rispedire nel paese di provenienza. Dei sei hotspot programmati, sottolinea il rapporto, l’unico in funzione  è quello di Lampedusa.
Bruxelles chiede poi  all’Italia di usare la forza, se necessario, per rilevare le impronte ai migranti e per chi oppone resistenza  prevedere periodi di detenzione più lunghi.

Dopo gli atti terroristici che hanno colpito l’Europa, le inasprite politiche securitarie andranno a colpire in primo luogo proprio chi, rischiando la vita, tenta di raggiungere il nostro continente per chiedere protezione da violenze e persecuzioni.

In occasione del 18 dicembre saranno promosse iniziative in tutta Italia con una parola d’ordine comune a tutte le organizzazioni europee che per quella giornata si mobiliteranno: state of solidarity.
Di seguito ecco la versione italiana della lettera aperta che ha lanciato l’hashtag #stateofsolidarity.

#STATEOFSOLIDARITY

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LA NOSTRA TERRA: inizia il progetto di integrazione “sostenibile” in Casentino

15 dicembre 2015

Inizia mercoledì 16 Dicembre, con l’escursione sul Monte Penna, il progetto di integrazione “sostenibile” LA NOSTRA TERRA all’interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi promosso da ARCI Arezzo, SPRAR Arezzo, cooperativa ÓROS e Legambiente Casentino. Il progetto prevede una serie di iniziative destinate a valorizzare il percorso d’integrazione di profughi e richiedenti asilo presenti nella provincia aretina, in particolar modo attraverso la conoscenza del territorio e il coinvolgimento dei suoi abitanti.

In questo momento il tema dell’immigrazione è di fortissima attualità, forse più che mai vicino alla nostra sensibilità. Molte esperienze di accoglienza e i relativi momenti di integrazione vengono tuttavia frustrati da diffidenza, preconcetti e disinformazione. Ciò accade spesso nei piccoli centri urbani, come i comuni montani della nostra provincia, dove l’impatto del fenomeno migratorio sembra essere talmente insostenibile da rendere difficoltosa ogni forma di inclusione. Questa percezione ci spinge verso una ricerca continua di strumenti e di soluzioni sempre nuove, che possano favorire l’inserimento sociale dei migranti nel nostro territorio ricorrendo al territorio stesso, alla sua fisicità e ai valori che essa esprime. Il Casentino è la nostra terra. Nostra e di coloro che, fuggiti dalla propria per scelta o per costrizione, si trovano a viverla insieme a noi. La nostra terra, con le sue peculiarità, può rivelarsi un efficace strumento di conoscenza reciproca e può offrire preziose opportunità di integrazione, sostenibile e solidale.

Abbiamo scelto di affidarci, in questo senso, a una delle risorse che più la rappresenta: il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, con i suoi crinali panoramici, le foreste millenarie, le antiche mulattiere e la vita selvatica che popola l’area protetta. L’ente preposto alla sua salvaguardia lo definisce un naturale “strumento di collegamento e valorizzazione delle realtà locali, che devono trovare nella bellezza del territorio in cui abitano l’elemento di coesione, la risorsa chiave del loro sviluppo”. Al valore della coesione, non solo tra realtà ma anche e soprattutto tra individui, può e deve aggiungersi quello dell’inclusione, per favorire l’integrazione dei migranti e renderli più consapevoli del territorio che li accoglie; per uno scambio reciproco e costruttivo, per un’opportunità di crescita individuale e collettiva.

Camminare per conoscere e tutelare la natura, ma anche per conoscere e voler bene a se stessi… e agli altri”. Questo è il motto dell’Ente Parco per promuovere l’escursionismo nel territorio in cui viviamo. Ed è con questo spirito che ARCI, SPRAR Arezzo, la cooperativa ÓROS e Legambiente Casentino intendono programmare alcune iniziative di aggregazione e di conoscenza del territorio; per far convergere tematiche importanti quali integrazione e ambiente, per informare e sensibilizzare i partecipanti, per condividere nuove esperienze. Non si tratta esclusivamente di escursionismo all’interno del parco; attraverso incontri, laboratori didattici, volontariato e momenti ricreativi, i partecipanti potranno conoscere e riscoprire le ricchezze del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi sotto molteplici aspetti: da risorsa naturale ed economica a memoria storica, potendo apprezzare le bellezze che offre il paesaggio. Ciascuna di queste iniziative sarà una preziosa occasione di scambio culturale tra residenti e cittadini migranti.

Il giorno 20 Ottobre 2015, per sancire l’inizio del progetto, ha avuto luogo una prima passeggiata nelle Foreste Camaldolesi con la possibilità, per chi lo desiderasse, di visitare l’Eremo dei monaci benedettini fondato da San Romualdo. Domenica 25 ottobre, invece, i partecipanti al progetto hanno assistito allo spettacolo teatrale itinerante nel Castagneto di Badia Prataglia, a cura di Amina e Uberto Kovacevich della Libera Accademia del Teatro di Arezzo. Ancora un’occasione per stare insieme, mangiando i piatti tipici della zona e ascoltando storie della tradizione popolare.
Per l’intera durata del progetto si susseguiranno escursioni all’aria aperta, per scoprire i meravigliosi luoghi del parco e la ricca fauna che li popola. Tra le proposte “Una notte nel Parco” e “Ciaspolate sulla neve”.

Saranno, inoltre, organizzati laboratori e incontri che tratteranno il tema dell’immigrazione e dell’educazione ambientale. Tra le proposte Arboreto e museo forestale “Karl Siemon”, La biblioteca di Badia Prataglia, Culture a confronto: ecomusei e mestieri di una volta, Incontro con Legambiente e Incontri con gli studenti nelle scuole del territorio.La maggior parte delle iniziative si svolgerà nel parco, sia in foresta sia all’interno delle strutture del parco stesso. Le altre iniziative avranno luogo presso i circoli Arci dei comuni coinvolti. Il progetto si svolgerà nel periodo compreso tra l’autunno 2015 e la primavera 2016.

Progetto LA NOSTRA TERRA 2015 – 2016

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Una storia dietro ogni numero. 10 Rifugiati raccontano il loro viaggio

26 novembre 2015

“Il rifugiato è una persona in pericolo, costretta a fuggire dal proprio Paese per un fondato timore di persecuzione a causa della sua razza, religione, nazionalità, per il gruppo sociale al quale appartiene,per le sue opinioni politiche.” (Convenzione di Ginevra, 1951)

Questo è quello che troviamo scritto nella Convenzione di Ginevra, ma che ancora oggi in molti paesi, tra cui l’Italia; non viene ben recepito. I rifugiati nel mondo sono oltre 43 milioni e l’80% viene da paesi in via di sviluppo. Anche l’Italia, paese nel quale il diritto di asilo è garantito dalla propria carta costituzionale, mostra ancora delle grosse lacune culturali e sociali su questo tema.

Per questo la FONDAZIONE IL CUORE SI SCIOGLIE ONLUS ha promosso il progetto sulla cultura dell’accoglienza “Una storia dietro ogni numero… 10 Rifugiati raccontano il loro viaggio” in collaborazione con ARCI TOSCANA e con il patrocinio dell’ALTO COMMISSARIATO DELLE NAZIONI UNITE PER I RIFUGIATI (UNHCR). Dal 20 novembre al 4 dicembre 10 rifugiati incontrano scuole, associazioni e istituzioni per riportare le persone al centro del dibattito sull’accoglienza.

Lunedì 30 novembre la Fondazione Cuore si Scioglie sarà ad Arezzo con la sua delegazione. L’incoNtro sarà presso la Casa delle Culture dalle 17.30 alle 19.00.

Per info e contatti rivolgersi a:
Daniela Ceccarelli
ceccarellidaniela@gmail.com

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Strage di Lampedusa. Simbolo di una tragedia migratoria

2 ottobre 2015

Il 3 ottobre ricorre tristemente il secondo anniversario della strage di Lampedusa. Esattamente due anni fa un’imbarcazione libica con più di 500 profughi naufragò a poche miglia dalle coste siciliane provocando 366 morti, circa 20 dispersi e 155 sopravvissuti. Numeri terribili.
Se c’è una cosa a cui servono le tragedie è fare in modo che non accadano di nuovo e invece purtroppo, come troppo spesso succede, l’indignazione dei primi giorni non ha dato seguito a politiche efficaci a risolvere, o per lo meno, a mettere un argine alla situazione.

Dopo quel drammatico giorno ce ne sono stati molti altri con migliaia di morti in mare ed ecco che le celebrazioni, i ricordi, le fiaccolate, restano atti fini a se stessi.
La strage di Lampedusa rimane solo un simbolo della tragedia migratoria a cui stiamo assistendo.
Simboli, come quell’immagine del bambino siriano trovato morto sulle coste greche, come i muri che si ergono a difesa dei Paesi della civile Europa, dove i confini sono più importanti dei diritti delle persone.
E’ importante indignarsi, prendere distanza dal populismo e dal razzismo disumano dilagante nella nostra società, ma non basta. Serve capire le cause di tutto questo altrimenti continueremo ad assistere per molti anni ad altre stragi in mare, ad altre piccole vite spezzate, ad altri muri.

L’impoverimento e il saccheggio del continente africano (avvenuto attraverso appoggi a fazioni in  conflitti interni ad alcuni Paesi), le guerre in Iraq e in Afghanistan prima, quella in Libia poi, sono le cause di questa drammatica situazione.
Il paradosso è che l’Unione Europea, incapace di gestire il flusso migratorio, ritiene la guerra la soluzione del problema e così stanno cominciando proprio in questi giorni i primi bombardamenti in Siria attorno ai quali si stanno riassestando gli equilibri mondiali tra Usa, Ue e Russia.

Si prevede nei prossimi mesi un esodo di 6 milioni di persone dalla Siria che scappano da morte, distruzione, fame e povertà. Nel frattempo la Libia rimane nel caos e la comunità internazionale pensa di risolvere la situazione nuovamente con le bombe.

Indignarsi di fronte a immagini a effetto e commemorare stragi non basta più. L’opinione pubblica deve condizionare la politica, deve indirizzarla verso soluzioni che mettano la vita e la dignità degli esseri umani davanti agli interessi economici. Partecipare e non solo assistere.
Fermare la guerra oggi, sarebbe il miglior modo per commemorare le vittime del mare, quelle 366 di quel maledetto 3 ottobre come tutte le altre. Il resto è solo ipocrisia.

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L’Arci di Arezzo partecipa e invita tutti e tutte alla Marcia delle donne e degli uomini scalzi che si terrà anche ad Arezzo

10 settembre 2015

Partito da Venezia l’appello per la marcia delle donne e degli uomini scalzi è stato raccolto anche ad Arezzo, infatti venerdì 11 alle ore 18.00 partirà un corteo che da Piazza San Jacopo arriverà alla Casa delle Culture in Piazza Fanfani.

L’iniziativa, voluta da intellettuali, artisti, esponenti di associazioni e del mondo cattolico, è nata a seguito delle enormi stragi che si stanno consumando in Italia e in Europa, ed ha lo scopo di chiedere necessari cambiamenti nelle politiche migratorie, quindi  corridoi umanitari più sicuri, accoglienza degna e rispettosa, chiusura e smantellamento di tutti i luoghi di concentrazione e detenzione dei migranti e creazione di un vero sistema unico di asilo in Europa superando il regolamento di Dublino.

Il mondo guarda attonito le immagini che ci giungono dall’Ungheria o dalla spiaggia dove giace il corpo di un piccolo bambino che il mare ha restituito. Molti si indignano, altri si commuovono. Non basta commuoversi, bisogna muoversi.  Il fenomeno migratorio ha caratteri epocali e duraturi. Non c’è muro o mare, né stazioni chiuse o fili spinati,  che lo possano fermare. Le politiche repressive non hanno alcuna efficacia e senso, oltre che essere ingiuste. Perciò muoviamoci.

La marcia è aperta a chiunque ne condivida il messaggio, ai cittadini, alle associazioni, organizzazioni ed istituzioni di tutta la città.

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